Termine del Glossario Stella di neutroni
Descrizione Una stella di neutroni è un residuo stellare molto denso e compatto che rimane dopo il collasso del nucleo di una stella massiccia. Le stelle con una massa di circa otto masse solari o più terminano la loro evoluzione stellare con il collasso del nucleo, innescando un'esplosione di supernova. Il nucleo collassato ha una densità superiore a quella della maggior parte dei nuclei atomici ed è composto principalmente da neutroni. Quest'ultimo punto è dovuto alla combinazione di protoni ed elettroni per formare neutroni nel nucleo collassato estremamente caldo e denso della stella massiccia. Il limite inferiore di massa di una stella di neutroni è di 1,4 masse solari, mentre il limite superiore è di circa 3 masse solari - oltre questo limite l'oggetto collasserebbe in un buco nero. Le stelle di neutroni con un campo magnetico elevato sono note come magnetar. La maggior parte delle stelle di neutroni conosciute sono osservate come pulsar radio.
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In Altre Lingue
- Arabo: النجم النيوتروني
- Tedesco: Neutronenstern
- Inglese: Neutron Star
- Spagnolo: Estrella de neutrones
- Persiano: ستاره نوترونی
- Francese: Étoile à neutrons
- Giapponese: 中性子星 (external link)
- Brasiliano Portoghese: Estrela de nêutrons
- Cinese semplificato: 中子星
- Cinese tradizionale: 中子星
File multimediali correlati
Morte di una stella massiccia
Didascalia: Un'immagine a lunghezza d'onda multipla, scattata con telescopi da Terra e spaziali, di una stella di neutroni che si trova nella Piccola Nube di Magellano, una galassia molto vicina alla nostra. Una stella di neutroni (qui rappresentata come un punto blu circondato da un anello rosso) è il prodotto finale del collasso gravitazionale, dell'esplosione di una stella massiccia, incorporata nel proprio resto di supernova (in verde).
Crediti: ESO/NASA, ESA e Hubble Heritage Team (STScI/AURA)/F. Vogt et al.
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La pulsar del Granchio
Didascalia: Nel cuore della Nebulosa del Granchio, situata a circa 6.500 anni luce di distanza nella costellazione del Toro, si trova la Pulsar della Nebulosa del Granchio. Si tratta del resto di una stella massiccia che è esplosa alla fine della sua vita. Ciò avvenne diverse migliaia di anni fa, ma la luce di questa esplosione raggiunse la Terra solo nell'anno 1054. Questo evento celeste è stato visto da persone di tutto il mondo e molte società diverse lo hanno annotato nei loro documenti.
La pulsar della Nebulosa del Granchio ruota circa 30 volte al secondo ed emette luce in diverse lunghezze d'onda, compreso lo spettro visibile. La sua massa è circa una volta e mezza quella del Sole, ma la forza dell'esplosione che l'ha formata l'ha stipata in uno spazio minuscolo, di circa dieci chilometri di raggio.
In questa immagine sono assemblate diverse osservazioni condotte dall'osservatorio Gemini North alle Hawaii, negli Stati Uniti. La pulsar è visibile al centro. Le osservazioni da cui è stata creata questa immagine sono state effettuate nell'arco di cinque anni. In blu sono riportati i dati del 2009 e in rosso quelli del 2014. In questo lasso di tempo il materiale si è allontanato dalla pulsar dando origine a questo effetto di increspatura colorata. Anche in questo caso i colori non mostrano i colori reali dell'immagine, ma le increspature mostrano le posizioni delle onde d'urto che si sono allontanate dalla pulsar e hanno colpito il gas circostante.
Crediti: Osservatorio Internazionale Gemini/NOIRLab/NSF/AUR, Jen Miller, Travis Rector, Mahdi Zamani & Davide de Martin
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Diagrami correlati
Evoluzione stellare
Didascalia: Questo diagramma illustra il ciclo di vita di stelle di massa diversa. La massa dei vari tipi di stelle aumenta dal basso verso l’alto con il passare del tempo, da sinistra a destra.
Il ciclo di vita di una stella dipende dalla sua massa: le stelle con massa inferiore hanno una durata di vita più lunga. Tutte le stelle si formano da nubi di gas che collassano sotto la propria gravità. Man mano che la stella collassa, il suo nucleo diventa più caldo e più denso. Se la stella ha una massa superiore a 0,08 masse solari (0,08 volte la massa del Sole), la pressione esercitata dalla massa della stella sul proprio nucleo crea una temperatura del nucleo sufficientemente elevata da innescare la fusione dell’idrogeno. In questo modo l’idrogeno viene bruciato nel nucleo della stella trasformandosi in elio, fornendo una fonte di calore che alimenta la stella e impedisce al suo nucleo di collassare ulteriormente. Se l’oggetto in collasso ha una massa inferiore a 0,08 masse solari, la fusione dell’idrogeno nel suo nucleo non si innesca. Continua quindi a raffreddarsi e a contrarsi lentamente. Tali oggetti substellari sono noti come nane brune, qui raffigurate nella riga più in basso.
Una volta formatesi, le stelle bruciano l’idrogeno nei loro nuclei e iniziano la cosiddetta fase della sequenza principale. Le stelle più massicce (>25 masse solari, qui raffigurate in alto) hanno temperature del nucleo molto elevate e quindi consumano il loro combustibile a base di idrogeno più rapidamente. Ciò significa che potrebbero trascorrere solo pochi milioni di anni sulla sequenza principale bruciando idrogeno nei loro nuclei. Una volta esaurito l’idrogeno nel nucleo, il nucleo della stella si contrae, diventa più caldo e nel nucleo ha inizio la combustione dell’elio. Mentre il nucleo si contrae, gli strati esterni della stella si espandono ed essa diventa una supergigante. Nel caso delle stelle più massicce, forti venti stellari spogliano la stella degli strati esterni più freddi, portando la stella a diventare molto grande e molto calda: una supergigante blu. Una volta esaurito l’elio nel nucleo, viene bruciato il carbonio e poi elementi più pesanti. Alla fine la stella termina con un nucleo di ferro. La fusione del ferro in elementi più pesanti non genera energia, quindi a questo punto la fusione nel nucleo si arresta. Quando questo nucleo di ferro raggiunge una massa sufficiente, esso e la materia circostante collassano improvvisamente formando un buco nero, mentre gli strati esterni vengono scagliati via in un’esplosione di supernova.
Le stelle di massa leggermente inferiore (tra 8 e 25 masse solari, qui visibili al secondo posto dall’alto) si evolvono in modo simile, sebbene non dispongano di venti sufficientemente intensi da espellere i propri strati esterni e diventare supergiganti blu; si evolvono invece in supergiganti rosse. Anche queste stelle collassano e generano esplosioni di supernova. Il residuo del nucleo della stella non è abbastanza massiccio da collassare in un buco nero. Al contrario, i suoi elettroni e protoni si combinano per formare neutroni ed è sostenuto da un effetto della meccanica quantistica chiamato pressione di degenerazione dei neutroni. Ciò fa sì che il residuo della stella sia una minuscola stella di neutroni, con una massa di diverse masse solari ma un diametro di soli pochi chilometri.
Per le stelle di massa simile a quella del Sole (tra 0,4 e 8 masse solari, visibili qui nella riga centrale), la stella brucia idrogeno nel proprio nucleo fino a esaurirlo. A questo punto, attorno al nucleo si forma un guscio in cui brucia l’idrogeno. Alla fine il nucleo diventerà abbastanza caldo da bruciare l’elio trasformandolo in carbonio e ossigeno. Successivamente, la stella si ritrova con un nucleo di carbonio e ossigeno circondato da gusci in cui bruciano elio e idrogeno. Questi gusci sono instabili e producono pulsazioni termiche che scuotono la stella. Alla fine queste pulsazioni diventano così intense che gli strati esterni della stella vengono espulsi. Ciò lascia il nucleo di carbonio e ossigeno come una nana bianca sostenuta dalla pressione di degenerazione degli elettroni. Gli strati esterni della stella formano quella che è nota come nebulosa planetaria (che in realtà non ha nulla a che vedere con i pianeti, nonostante il nome).
Le stelle di massa più bassa (visibili qui nella seconda riga dal basso) hanno una massa talmente ridotta che i loro tempi evolutivi sono molto più lunghi dell’età dell’universo. Ciò significa che nessuna di esse si è evoluta oltre la sequenza principale. Le stelle di bassa massa sono completamente convettive, il che significa che il materiale nel nucleo viene costantemente mescolato con quello sovrastante. Ciò implica che tutto l’idrogeno presente nella stella finirebbe per essere bruciato nel nucleo, ma questo processo richiederà trilioni di anni.
Crediti: Danielle Futselaar/IAU OAE
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